Traumatologia.

Un trattamento precoce delle fratture, l’utilizzo di metodiche di fissazione all’avanguardia e la riduzione dei tempi di recupero post-operatorio sono i punti di forza per un corretto trattamento. Il mio percorso formativo mi ha portato ad adottare i principi dell’AO (Associazione Internazionale dell’Osteosintesi) nella pratica chirurgica.
Quando le condizioni generale del paziente lo permettono, l’obiettivo è intervenire in tempi brevissimi riducendo al minimo le possibili complicanze della frattura stessa e permettendo allo stesso tempo un recupero funzionale più rapido. Se la tipologia di frattura lo permette si scelgono tecniche chirurgiche mininvasive, nel rispetto delle parti molli e della vascolarizzazione dell’osso.
Il politrauma, le fratture esposte, le fratture articolari, le fratture con coinvolgimento neurovascolare e le fratture di collo femorale del giovane richiedono un trattamento in urgenza con l’obiettivo di stabilizzare i segmenti scheletrici e preservare i tessuti molli (damage control).
Le fratture del collo femorale dell’anziano richiedono un intervento entro le 48 ore, se il paziente è privo di comorbidità che rendono la chirurgia ad alto rischio di mortalità. In presenza di comorbidità importanti (cardiovascolari, polmonari, neurologiche, metaboliche, oncologiche), il paziente dovrà essere stabilizzato e poi rivalutato per una chirurgia oppure, in caso di grave instabilità clinica, trattato conservativamente.
Tutte le fratture che richiedono un preciso piano pre-operatorio utilizzando esami di secondo livello (proiezioni radiografiche aggiuntive, TAC o RMN) vengono operate una volta concluso il corretto planning pre-operatorio, non in urgenza.
Stabilizzata la frattura al paziente non occorrono particolari cure o assistenza, per cui, compatibilmente con le condizioni cliniche, la degenza ospedaliera si riduce al minimo indispensabile.